mercoledì 14 settembre 2011

La nuova iniziativa di Greencommerce per il commercio sostenibile


A un anno dalla nascita di Greencommerce, il primo e-commerce italiano riservato a prodotti “eco” e “bio” rigorosamente Made in Italy con circa 200 prodotti a catalogo su Greencommerce.it, è di nuovo incubatore di un progetto di commercio sostenibile, il franchising GREENCOMMERCE CAFE': un concept di contaminazione tra un negozio, predisposto per l’esposizione “vissuta” e la vendita dei prodotti, ...e un locale di somministrazione, che consenta di degustare il food & beverage in un ambiente allestito e arredato con gli altri prodotti del catalogo Greencommerce.
Serviranno 70 mq. di locale, di proprietà o in affitto, e un investimento di 55.000 euro per aprire un Greencommerce Café, una policy molto competitiva voluta dall’Associazione Greencommerce per rendere accessibile l’iniziativa a giovani imprenditori.

lunedì 12 settembre 2011

GIORNATE INTERNAZIONALI: ESPERIENZE COMUNI VERSO RIFIUTI ZERO

Venerdì 7 ottobre, ore 17 - sala riunioni del Comune di Capannori: presentazione del libro IL LIBRO NERO DELLO SPRECO IN ITALIA di Luca Falasconi-Andrea Segrè Ed. Ambiente. Sarà presente il professor Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Intervengono il sindaco Giorgio Del Ghingaro e Paul Connett.

Riunione del Team Operativo del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori per un consuntivo di un anno di attività e per presentare le nuove. Verrà anche aggiornato il “caso studio” sulle capsule del caffè. Partecipano: Rossano Ercolini, Pier Felice Ferri, Fabio Lucchesi, Patrizia Lo Sciuto, Luca Roggi, Patrizia Pappalardo, Federica Zunino, Alessandro Bianchi, Camilla Piccini, Stefania Brandinelli, Michele Chiti, Marina Vidakovic, Roberta Rendina, Giuseppina Abate, Michele Del Debbio, Pietro Angelini, Andrea Cecchini.

http://www.rifiutizerocapannori.it/component/content/article/38-fp-rokstories/148-convegno-ottobre-2011.html

Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2011.

“In città senza la mia auto” è il tema della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2011 (European Mobility Week) che si svolge da venerdì 16 a giovedì 22 settembre in tutta l’UE.

Promossa dalla Commissione Europea, negli anni è diventata un appuntamento fisso (questa è la 10a edizione!) per incoraggiare i cittadini all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per gli spostamenti quotidiani: a piedi, in bicicletta, o con i mezzi pubblici.
L’evento è un’importante campagna di sensibilizzazione con un duplice obiettivo:
► promuovere presso i cittadini europei l’utilizzo dei mezzi pubblici, della bicicletta e di ogni altra modalità di trasporto sostenibile, alternativa all’uso dell’auto privata;
► incoraggiare le città a promuovere l’uso di mezzi alternativi ai veicoli privati e a investire in infrastrutture per la mobilità sostenibile.
In diversi comuni italiani si svolgeranno iniziative incentrate sulla mobilità sostenibile, per promuovere a livello locale e la mobilità sostenibile e la lotta all’inquinamento.
Oltre al sito europeo dell’iniziativa mobilityweek.eu (in inglese), quasi ogni Paese ha il proprio sito nazionale dedicato all’iniziativa (in Italia l’iniziativa è ospitata dal sito del Ministero dell’Ambiente, che svolge un ruolo di coordinamento nazionale). Sul sito internazionale è presente la lista delle città italiane partecipanti. Inoltre la Settimana Europea della Mobilità è presente sui social network (Facebook e Twitter).


http://marraiafura.com/settimana-europea-della-mobilita-sostenibile-2011-in-tutta-la-ue-la-10a-edizione-dal-16-al-22-settembre/

giovedì 4 agosto 2011

FAIR TRADE - Cresce anche in Italia

Secondo il Rapporto nazionale 2011 di Agisces, a livello internazionale il fair trade gode di ottima salute, con un incremento delle vendite del 15% rispetto al 2008 e 3,4 miliardi di euro di fatturato. In Italia si parla poi di 79 milioni di euro e 4.700 volontari impiegati. Non solo una moda, dunque. E colpisce pure il riflesso positivo sul mercato del lavoro. Perché, oltre i benefici che porta agli agricoltori del Sud del mondo, questo settore presenta in Italia una percentuale di contratti a tempo indeterminato (il 40%) abbastanza alta per il terzo settore. E se a questo si aggiunge lo sviluppo del canale Nord-Nord, le prospettive potrebbero essere davvero buone.

venerdì 29 luglio 2011

SALUTE – I danni dei veleni chimici

Riportiamo un comunicato emesso da EQUIVITA.

Uno studio universitario condotto da Greenpeace e GM freeze, riportato da “The Ecologist”, dimostra che il glifosate, ingrediente primo di vari diserbanti e in particolare del Roundup, (quello di gran lunga più diffuso, sia nelle colture tradizionali che – in dosi 4 volte maggiori – in quelle geneticamente modificate) è causa di cancro, malformazioni neonatali, squilibri ormonali e malattie neurologiche quali il Parkinson.
Risultati uguali o simili sono stati ottenuti con numerosi altri studi (un esempio fra tanti: quello dell’Università di Saskatchewan, Canada). Poiché in tutto il mondo viene fatto un uso massiccio di glifosate (non solo in agricoltura, ma anche nei parchi pubblici e luoghi residenziali, come avviene in Italia senza che sia adottata la minima misura di precauzione!) gli studiosi ne hanno chiesto il ritiro dal mercato, denunciando anche l’effetto gravissimo e prolungato che il glifosate ha sull’ambiente, con la creazione di piante “resistenti” ad esso. Più di 20 specie di infestanti naturali, dette “superweeds” (e oggi oggetto di grande allarme) hanno reso incontrollabili, specie in Brasile, Argentina e US, quasi 6 milioni di ettari di coltivazioni, e indotto le aziende chimiche a produrre diserbanti sempre più tossici.
La notizia non è del tutto nuova: studi accademici sul glifosate, di cui uno commissionato dalla stessa Monsanto (che produce il Roundup), avevano, già a partire dal 1980, reso noti gran parte di questi effetti.


La rivista Cancer pubblicava il 15/3/1999, uno studio svedese (Hardell e Eriksonn) sulla connessione tra glifosate e linfoma non-Hodgkin.
Inoltre, già nel 1999 la Charles Benbrook Consultants segnalava, analizzando 8.000 siti sperimentali, che l’impiego di diserbante aumentava, con gli Ogm, di 4 volte in media rispetto alle colture tradizionali (proporzione confermata in numerosi studi recenti, incluso il IAASTD, delle Nazioni Unite). Per non citare i dati allarmanti, mai presi in considerazione, sul livello di inquinamento da glifosate nelle falde acquifere degli USA.


Il Comitato Scientifico EQUIVITA denuncia oggi all’opinione pubblica l’incalzare allarmante delle notizie sui danni provocati dai veleni chimici, pesticidi in particolare.
Ecco solo alcuni esempi (altri sono consultabili sul sito www.equivita.it).

1) Uno studio condotto dell’Università di Berkeley e la Columbia University ha dimostrato, monitorando le popolazioni della California e dello Stato di New York, che le donne esposte ai pesticidi in gravidanza mettono al mondo figli meno intelligenti della media (talvolta con quoziente intellettivo assai ridotto).
Ma la denuncia va ben oltre: In Europa i cancri infantili sono aumentati in modo preoccupante; di questi, il 70% sono dovuti a fattori ambientali. Senza considerare la popolazione adulta: i cancri maschili in Francia sono aumentati del 93% negli ultimi 25 anni (vedi film francese “I nostri figli ci accuseranno”, potente denuncia dell’inquinamento agro-chimico e dell’abuso di pesticidi e fertilizzanti).
Gli studiosi raccomandano di abolire l’uso dei pesticidi a partire dalle zone abitate: “la maggior parte dei parassiti che si trovano nelle nostre case, orti e giardini, possono essere controllati senza di essi”.


2) Uno studio eseguito dall’Università di Sherbrooke Hospital Centre, in Canada, ha dimostrato che le tossine trasferite nel Dna delle piante per attaccare gli insetti predatori (come ad esempio la tossina Bt) si ritrovano nel 93% dei campioni di sangue prelevati dalle donne incinte e dai cordoni ombelicali dei neonati. Si hanno buoni motivi di temere che questo possa essere fonte di allergie, aborti, difetti neonatali e forse anche cancro.


3) In uno studio di alcuni anni fa di G.E. Seralini e altri, “Differential Effects ofGlyphosate and Roundup on Human Placental Cells and Aromatase” (“Environmental Health Perspectives”, 2009) si afferma, attraverso uno studio di biologia cellulare, che il glifosate è tossico per le cellule umane placentarie JEG3 con concentrazioni più basse di quelle utilizzate in agricoltura. L’effetto aumenta con la concentrazione e il tempo, o in presenza di coadiuvanti. Si denuncia infine che il Roundup, oltre ad essere un potenziale distruttore endocrino, può indurre problemi di riproduzione.
Tale studio è particolarmente importante perché effettuato su cellule umane, mentre la maggioranza delle ricerche nella UE vengono ancora effettuate sugli animali.
Ci preme a tal riguardo mettere in evidenza che, anche nel caso di danni provocati da Ogm, i test su animali hanno consentito alle aziende produttrici delle sostanze analizzate di interpretarli a loro piacimento. I risultati dei test sono stati considerati pienamente validi quando si voleva consentire il via libera agli ogm, mentre si è negata ad essi ogni validità quando erano poco funzionali agli interessi economici, affermando in questo caso la scarsa predittività per l’uomo della sperimentazione animale.

La risposta della UE
Ambigua, in questa situazione, la posizione della Commissione Europea, che, contro il volere della grande maggioranza dei cittadini, ha sempre sostenuto la diffusione degli Ogm e, di riflesso, dei pesticidi.
Un’ambiguità che si manifesta in azioni vistosamente contraddittorie.
- Da un lato l’Unione Europea denuncia la pericolosità dei pesticidi, emana regolamenti su di essi (gennaio 2009) per ridurne l’uso e pubblica l’elenco delle sostanze da bandire (che in futuro dovrà via via essere integrato), in quanto più pericolose delle altre. L’elenco comprende 22 sostanze, tra le quali figura il glufosinate.
- Dall’altro lato l’ UE attiva ogni strumento in suo possesso per promuovere l’autorizzazione di nuovi Ogm. Tra questi, il mais Bt 11 e il mais Bt 1507, entrambi contenenti due modifiche: oltre ad esservi inserita la tossina Bt (modifica che li rende essi stessi pesticidi), sono modificati per resistere proprio al glufosinate. Essi comportano dunque un impiego massiccio del suddetto diserbante (un uso, come abbiamo detto, di 4 volte superiore a quelle delle colture tradizionali).


E’ stato inoltre di recente rivelato (in “Roundup and Birth Defects. Is the Public Being Kept in the Dark?” apparso su GMWatch) che i dati relativi al Roundup sono stati manipolati e censurati (ad esempio per la teratogenicità rilevata sugli animali) per autorizzare la sua immissione sul mercato UE. Non solo: la Commissione ha anche fatto slittare la revisione dell’erbicida, prevista per il 2012, al 2015, quando (è già stato stabilito) non saranno usati i requisiti più stringenti del nuovo Regolamento del 2009, ma i criteri vecchi, molto più permissivi!


Conclusione
La regolamentazione dei pesticidi è fondata attualmente su una classificazione della tossicità derivante principalmente dal test Ld50 (Dose letale 50). I test su animali, tuttavia, non sono in grado di identificare la risposta umana a tali sostanze. E' noto che i roditori reagiscono diversamente ai pesticidi, avendo, ad esempio, maggiore capacità di neutralizzare gli effetti nocivi degli organofosfati (lo dimostra anche il fatto che, in modo opposto, vengono reclamizzati dei rodenticidi “innocui per l’uomo” da chi vende prodotti per la disinfestazione).
Per giungere ad una corretta valutazione di tossicità occorre modificare la classificazione dei pesticidi stilata dall'OMS in base alle reazioni dei roditori considerando esclusivamente i dati umani a disposizione. Questa conclusione ci giunge da un team di ricercatori internazionali, dopo aver monitorato, tra il 2002 e il 2008, la degenza di 9.302 srilankesi che hanno tentato di suicidarsi ingerendo un pesticida. Tale studio ha rilevato il tasso di letalità di molte sostanze di uso comune nonché evidenziato le notevoli difformità tra le classificazioni OMS e gli effetti sull'uomo.
Il Comitato Scientifico Equivita si unisce a tale raccomandazione ricordando l’esistenza di metodi assai più affidabili, esaurienti e predittivi (nonché più rapidi ed economici) della sperimentazione animale, basati principalmente su cellule o tessuti umani. Ad esempio la tossicogenomica, che consente di osservare il modo in cui una determinata sostanza chimica altera la funzione dei geni all’interno della cellula, e di verificare la risposta biologica, le reazioni di riparazione e anche le modifiche a lungo termine.


EQUIVITA condanna, a fronte delle gravi evidenze riportate, l'uso dei pesticidi e degli Ogm in agricoltura. E’ tempo di ritirare dal mercato il glifosate e ogni sostanza dimostratasi pericolosa senza attendere la scadenza delle autorizzazioni UE!


EQUIVITA condanna infine la visione politica che antepone gli interessi privati delle industrie alla tutela della salute umana e all’equilibrio della biosfera.
www.equivita.it