www.kube-design.it
Promuoviamo idee, servizi e prodotti legati alle tematiche ambientali e di responsabilità sociale. We promote responsible brand and business with respect for ethical and sustainability standards.
martedì 27 aprile 2010
DESIGN – Il Papa a Malta con Kubedesign
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giovedì 22 aprile 2010
ARTE – Denuncia del degrado ambientale al Museo del Tessuto di Prato
Una mostra interessante e attuale quella proposta dal Museo del Tessuto di Prato, dal titolo The Climate is Changing – Il Clima sta cambiando, dal 7 maggio al 7 luglio 2010.Cinquanta opere di giovani artisti interpretano il feltro per denunciare il degrado ambientale e dare voce a una coscienza collettiva sensibilizzata alle tematiche ambientali.
L’esposizione è il risultato di un’attenta selezione da parte di una giuria internazionale che ha individuato 180 opere fra installazioni, sculture tessili e opere di grande formato su argomenti etici e sociali. La mostra è divisa in quattro aree tematiche: Denuncia, Interrogativi, Soluzioni e Fiducia che tracciano un percorso fra presente e possibilità future. La materia prima delle opere è il feltro, naturale, duttile e versatile, utilizzato insieme ad altri materiali com ferro, seta, carta.
The Climate is Changing
Museo del Tessuto
Via santa Chiara 24 – Prato
tel. 0574-611503; info@museodeltessuto.it; www.museodeltessuto.it
Orari: Lun-Ven: 10.00-18.00; Sab: 10.00-14.00; Dom: 16.00-19.00
Ingresso: 6 euro
AMBIENTE – Negata la Certificazione alla APRIL
La APRIL, il secondo colosso cartario indonesiano, distrugge le foreste e viola i diritti umani. Le denunce ambientaliste trovano conferma con la sospensione della certificazione FSC annunciata il 20 aprile da SmartWood, certificatore forestale indipendente. La Asia Paper International Resources Limited (APRIL) aveva richiesto la certificazione Forest Stewardship Council (FSC), ma l'ente certificatore ha constatato come l'impresa non raggiunga gli standard minimi. La sospensione è stata decretata in seguito al ritrovamento di legname "controllato" proveniente dalla conversione di foreste naturali in piantagioni e la distruzione di foreste ad alto valore di conservazione, tra cui torbiere, oltre che per i conflitti con le comunità.
A tutt'oggi nessuna delle grandi cartiere indonesiane, APRIL e APP, che assieme controllano oltre l'80 per cento della produzione indonesiana, sono riuscite a ottenere una credibile certificazione ambientale e sociale. Già dal nel 2007, il FSC si era dal competitore della APRIL, la Asia Pulp and Paper (APP).
"Un esito scontato - commenta Sergio Baffoni di Terra! - Tanto la APRIL che la APP distruggono preziose foreste pluviali per espandere le proprie piantagioni. Minacciano la sopravvivenza stessa di specie come l'orango e la tigre di Sumatra, scacciano gli abitanti delle foreste, e mettono a rischio il clima globale, liberando in atmosfera ingenti quantità di carbonio, trattenuto dalle torbiere. Chi acquista carta o cellulosa da queste imprese si rende responsabile di un vero e proprio crimine ambientale".
www.salvaleforeste.it
www.terraonlus.it
Rainforest Action Network www.ran.org
Rete delle comunità torbiere www.salvaleforeste.it/rete-torbiere
Walhi www.walhi.or.id
Settore forestale e corruzione in Indonesia (Human Rights Watch) www.salvaleforeste.it/Download-document/623-Wild-Money.html
Rapporto sulla APRIL (Friends of the Earth) www.salvaleforeste.it/Download-document/109-Paper-Tiger-Hidden-Dragons-2.html
A tutt'oggi nessuna delle grandi cartiere indonesiane, APRIL e APP, che assieme controllano oltre l'80 per cento della produzione indonesiana, sono riuscite a ottenere una credibile certificazione ambientale e sociale. Già dal nel 2007, il FSC si era dal competitore della APRIL, la Asia Pulp and Paper (APP).
"Un esito scontato - commenta Sergio Baffoni di Terra! - Tanto la APRIL che la APP distruggono preziose foreste pluviali per espandere le proprie piantagioni. Minacciano la sopravvivenza stessa di specie come l'orango e la tigre di Sumatra, scacciano gli abitanti delle foreste, e mettono a rischio il clima globale, liberando in atmosfera ingenti quantità di carbonio, trattenuto dalle torbiere. Chi acquista carta o cellulosa da queste imprese si rende responsabile di un vero e proprio crimine ambientale".
www.salvaleforeste.it
www.terraonlus.it
Rainforest Action Network www.ran.org
Rete delle comunità torbiere www.salvaleforeste.it/rete-torbiere
Walhi www.walhi.or.id
Settore forestale e corruzione in Indonesia (Human Rights Watch) www.salvaleforeste.it/Download-document/623-Wild-Money.html
Rapporto sulla APRIL (Friends of the Earth) www.salvaleforeste.it/Download-document/109-Paper-Tiger-Hidden-Dragons-2.html
ANIMALI – NO ALLA CACCIA ALLE BALENE
Questo giovedì verrà pubblicata una proposta che potrebbe legalizzare la caccia commerciale delle balene per la prima volta in 24 anni.Il destino della proposta dipenderà fondamentalmente dalla reazione globale immediata – secondo alcuni osservatori, molti governi hanno intenzione di rimanere al margine e così permettere la ripresa della caccia commerciale delle balene. Una forte protesta è necessaria adesso per obbligare questi Paesi ad adottare una posizione ferma in difesa delle balene.
In questi momenti critici, Avaaz ha lanciato una petizione per mostrare ai nostri governanti che i loro popoli vogliono proteggere le balene, non ucciderle per poi venderle. La petizione sarà inviata ai delegati della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene ogni volta che si ottengano 100.000 firme-- firma qui e inoltra questo messaggio:
http://www.avaaz.org/it/whales_under_threat/?vl
Malgrado il forte consenso internazionale che si è opposto per decenni alla caccia commerciale delle balene – il Giappone, la Norvegia e l'Islanda, ignorando il divieto globale in questa materia, hanno continuato la caccia alle balene sfruttando uno spiraglio che permette loro di presentare le loro spedizioni come "ricerca scientifica". Ora questi Paesi potrebbero essere favoriti da una proposta di "compromesso" che farebbe diventare legale le loro attività di caccia commerciale delle balene. Ancora peggio, altri Paesi stanno osservando molto attentamente questo processo – e si rumoreggia che anche loro potrebbero dare inizio alle loro attività di caccia alle balene se la proposta va avanti. Se il Giappone, la Norvegia e l'Islanda possono cacciare balene e vendere la loro carne, altri paesi si chiederanno "se loro possono, perchè noi non possiamo?"
Quarant'anni fa, le balene erano sull'orlo dell'estinzione. Ma grazie ai movimenti globali di carattere sociale, il mondo stabilì nel 1986 il divieto alla caccia commerciale delle balene. Questo divieto è stato una delle più grandi vittorie del movimento ambientalista.
Oggi, le balene sono ancora di fronte a grandi minacce: e non solo gli arpioni delle baleniere, ma anche il cambiamento climatico, la distruzione degli ecosistemi da parte della pesca abusiva e dell'inquinamento, e le reti usate per pescare altre specie. Una nuova ondata di caccia commerciale delle balene potrebbe annichilire queste straordinarie e intelligenti creature. Non possiamo retrocedere.
Malgrado il forte consenso internazionale che si è opposto per decenni alla caccia commerciale delle balene – il Giappone, la Norvegia e l'Islanda, ignorando il divieto globale in questa materia, hanno continuato la caccia alle balene sfruttando uno spiraglio che permette loro di presentare le loro spedizioni come "ricerca scientifica". Ora questi Paesi potrebbero essere favoriti da una proposta di "compromesso" che farebbe diventare legale le loro attività di caccia commerciale delle balene. Ancora peggio, altri Paesi stanno osservando molto attentamente questo processo – e si rumoreggia che anche loro potrebbero dare inizio alle loro attività di caccia alle balene se la proposta va avanti. Se il Giappone, la Norvegia e l'Islanda possono cacciare balene e vendere la loro carne, altri paesi si chiederanno "se loro possono, perchè noi non possiamo?"
Quarant'anni fa, le balene erano sull'orlo dell'estinzione. Ma grazie ai movimenti globali di carattere sociale, il mondo stabilì nel 1986 il divieto alla caccia commerciale delle balene. Questo divieto è stato una delle più grandi vittorie del movimento ambientalista.
Oggi, le balene sono ancora di fronte a grandi minacce: e non solo gli arpioni delle baleniere, ma anche il cambiamento climatico, la distruzione degli ecosistemi da parte della pesca abusiva e dell'inquinamento, e le reti usate per pescare altre specie. Una nuova ondata di caccia commerciale delle balene potrebbe annichilire queste straordinarie e intelligenti creature. Non possiamo retrocedere.
www.avaaz.org
mercoledì 21 aprile 2010
BEAUTY – Bio-cosmesi certificata in ascesa
L’ultima edizione di Cosmoprof, la fiera del settore cosmetico di Bologna, ha rilevato un incremento di espositori certificati e bio riuniti nella nuova iniziativa GREEN-volution interamente dedicata alla cosmesi naturale e biologica. Queste aziende provenienti da tutto il mondo registrano un aumento del fatturato del +5%. Alessandro Spadoni, responsabile dell’area bio-ecocosmetica di Icea spiega: "I bio-ecocosmetici offrono un'opportunità in più al crescente numero di consumatori interessati ai prodotti bio-ecologici. Questi prodotti di bellezza fanno bene a chi li usa e all'ambiente perché vengono realizzati con processi il più possibile ecologici”.
Sono ormai 2.847 i prodotti di bellezza certificati da Icea, il 23% in più rispetto a un anno fa. In cima alla classifica ci sono le creme viso (409), creme corpo (309), prodotti per i capelli (213), bagnodoccia (173) e saponi (179). Molte sono anche le materie prime (839) e poi latte/tonico viso (115), oli corpo (123), scrub/maschere (107), per uomo (30), solari (45), make up (76), igiene orale (38), deodoranti e profumi (35).
Con il numero dei prodotti crescono fatturati e case cosmetiche certificate. Tra le new entry a Cosmoprof anche nomi noti al grande pubblico quali, Diva International, Guaber l'Angelica (Coswell spa), Specchiasol, Gruppo Biofarma, Erbamea, Lakshmi, Gavarry, Apivita Grecia. In tutto se ne contano ormai 159; 16 in più di un anno fa (+20%). Il grosso si concentra nelle tre regioni Emilia-Romagna (20), Lombardia (28) e Toscana (19). Da sole ne fanno 67 su un totale di 122 italiane. Le altre sono distribuite tra Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Trentino, Sicilia, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte. Sono invece 37 le straniere concentrate per lo più in Grecia, ma presenti anche in Giappone, India, Uruguai, Cipro, Gran Bretagna, Spagna, Turchia, USA, Siria, Francia e Austria. Il fatturato complessivo nel 2009 è stato di 8,175 milioni di euro, registrando un aumento di circa il 5% rispetto ai 7,8 milioni dell'anno prima.
Sono ormai 2.847 i prodotti di bellezza certificati da Icea, il 23% in più rispetto a un anno fa. In cima alla classifica ci sono le creme viso (409), creme corpo (309), prodotti per i capelli (213), bagnodoccia (173) e saponi (179). Molte sono anche le materie prime (839) e poi latte/tonico viso (115), oli corpo (123), scrub/maschere (107), per uomo (30), solari (45), make up (76), igiene orale (38), deodoranti e profumi (35).
Con il numero dei prodotti crescono fatturati e case cosmetiche certificate. Tra le new entry a Cosmoprof anche nomi noti al grande pubblico quali, Diva International, Guaber l'Angelica (Coswell spa), Specchiasol, Gruppo Biofarma, Erbamea, Lakshmi, Gavarry, Apivita Grecia. In tutto se ne contano ormai 159; 16 in più di un anno fa (+20%). Il grosso si concentra nelle tre regioni Emilia-Romagna (20), Lombardia (28) e Toscana (19). Da sole ne fanno 67 su un totale di 122 italiane. Le altre sono distribuite tra Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Trentino, Sicilia, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte. Sono invece 37 le straniere concentrate per lo più in Grecia, ma presenti anche in Giappone, India, Uruguai, Cipro, Gran Bretagna, Spagna, Turchia, USA, Siria, Francia e Austria. Il fatturato complessivo nel 2009 è stato di 8,175 milioni di euro, registrando un aumento di circa il 5% rispetto ai 7,8 milioni dell'anno prima.
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