domenica 10 ottobre 2010

My Immortal - solo piano, Scott D. Davis

EVENTI - BICYCLE FILM FESTIVAL e UBM ancora insieme

Il BICYCLE FILM FESTIVAL compie 10 anni. Dal 15 al 17 ottobre 2010 a Milano per il quinto anno. ANCORA INSIEME A URBAN BIKE MESSENGERS.

In tour in 38 città di 4 continenti, il BFF celebra il ciclismo attraverso film, arte e musica.

Quest’anno il tour ha preso il via a giugno dal Lower East Side di New York, per arrivare a Tokyo, Parigi, Londra, San Francisco, Copenhagen, San Paolo, Los Angeles, Sydney, Montreal, Vienna, Chicago. In ogni città il BFF attira migliaia di ciclisti/artisti/filmmaker. Intorno alla bici fiorisce una ricca produzione culturale che il BFF stimola e raccoglie. Rappresentati al BFF tutti i tipi di bici e ciclisti, dalle supercorsa alle bmx, dalle bici da pista alle fixed gear, fino alle vecchie saltafoss e alle grazielle.

Il festival prende il via venerdì 15 Ottobre alla Triennale di Milano (Via Alemagna, 6 – MM1/2 Cadorna), con “BIRTH of BIG AIR”, un documentario-tributo sulla storia di Mat Hoffman, leggenda della bmx .

Alla fine delle proiezioni, la ‘Milano CRITERIUM’, una gara ciclistica notturna sul circuito chiuso di un isolato, organizzata da un team misto di milanesi e newyorkesi. A questa gara è dedicata la proiezione di “GIVE IT. GAVE IT” girato durante la prima Criterium del marzo 2010, in una desolata area post-industriale di Brooklyn.

Il fiore all’occhiello dell’edizione 2010 sarà, a livello cinematografico, il restauro di una pellicola storica, legata al ciclismo e al territorio Milanese: “La Baraonda”, ambientata al Velodromo di Milano durante la Sei Giorni; una perla d'annata (1980), scovata dal Bicycle Film Festival insieme alla Cineteca di Milano con un cast di vecchie glorie (Giuliano Gemma) e giovani promesse (Edy Angelillo), di nomi del cabaret (Andrea Roncato) e stelle della tv a venire (Francesco Salvi).

Sono molti i film che andranno a costituire il cartellone del Festival: si tratterà il tema del viaggio, dei percorsi urbani o d’ispirazione globetrotter, della bici come stile di vita, del vento che fa respirare i pensieri o delle nuove tendenze legate al ciclocross ed ai tornei di Bike Polo.

Ogni tappa del BFF porta con sé una scia di feste, mostre, concerti, eventi di strada. Nei tre giorni di festival, infatti, prenderanno vita attività legate al ‘menù cinematografico del giorno’: demo di bmx, gare ciclistiche, trick show di bici da pista; esibizioni di ciclomeccanica; cyclosound system; incontri di bike polo, la gara “Alleycat” e bancarelle di espositori che riempiranno la via di fronte alla Triennale, appositamente chiusa per le attività del Festival.

Ogni sera dopo le proiezioni, non mancheranno after-party e concerti; Il venerdì 15, sarà l’ATOMIC BAR ad accoglienza i ciclisti reduci dalla Milano CRITERIUM ed i curiosi, con dj-set a tema ciclistico. Sabato 16 ottobre, fra tutti gli eventi collaterali, si svolgerà l'URBAN VELODROME PARTY il vero e proprio party di chiusura del festival, con concerti live ed installazioni ciclistiche.(Ingresso alla festa suggerito in bici, per estemporanee esibizioni di ciclismo urbano indoor). I dettagli del programma e dello show saranno pubblicati a breve sul sito del BFF: http://www.bicyclefilmfestival.com/milano/.

Il BFF è una co-produzione internazionale resa possibile da un fitto interscambio di idee e talenti tra le varie città coinvolte.

UBM, la società di pony espressa pedali, perfettamente in sintonia con questa realtà, ha da sempre collaborato per la riuscita della manifestazione occupandosi di logistica leggera e della distribuzione di locandine ed inviti, tutti rigorosamente consegnati in bicicletta.

Milano è diventata una delle tappe più importanti del tour mondiale grazie anche al contributo dell’art director, milanese di adozione, MARCO MUCIG, che per l’edizione 2009 e 2010 ha curato sia il trailer che l’immagine coordinata.

mail: lapisa@bicyclefilmfestival.it

Mob: +39 347 0834612

giovedì 7 ottobre 2010

SUSTAINABILITY - Movit, la casa mobile ecologica

Pircher Oberland ha realizzato Movit, il brand di case mobili di design che hanno ottenuto la prestigiosa certificazione CasaClima.
Questo marchio nasce dalla lunga esperienza di Pircher Oberland nel settore della prefabbricazione di pregio e si rivolge soprattutto al settore dei villaggi turistici di alta qualità. Le prime sei case mobili sono state realizzate per Union Lido – Park&Resort (www.unionlido.com) . Tutti i 6 moduli hanno ottenuto la prestigiosa certificazione CasaClima che attesta la compatibilità ambientale e la certificazione energetica.
La direzione artistica del progetto Movit è stata affidata ad Hangar Design Group, network internazionale di design e comunicazione premiato recentemente all’Expo di Shanghai.
Movit abbina una perfetta armonia con l’ambiente al comfort e alla qualità residenziale.
I quattro modelli di case mobili presentano differenze nell’estetica e nel design interno e sono progettate per adattarsi alle diverse situazioni turistico-ambientali.
La certificazione CasaClima è stata ottenuta grazie ai criteri di assoluta compatibilità ambientale. Pircher importa il legno esclusivamente dai Paesi europei che applicano rigide regole di gestione forestale e la produzione avviene secondo criteri ecologici che non interferiscono con la naturalezza dei materiali.
Movit ha già riscontrato l’interesse anche dei privati che apprezzano l’idea di una piccola abitazione assolutamente all’avanguardia, dotata di tutti i comfort, di qualità e di design.

www.pircher.eu

mercoledì 6 ottobre 2010

SUSTAINABILITY - Un mercato possibile

Nel 2050 sarà possibile un mercato fatto di solo prodotti eco-sostenibili: questo, in estrema sintesi, è quanto emerge da 'Vision 2050', uno studio del World Business Council for Sustainable Development condotto con 29 multinazionali, tra cui Henkel ed Holcim . Lo studio è stato presentato all'Università Bocconi nel laboratorio "Building a vision for sustainable consumption in 2050: a business perspective", organizzato da Henkel nell'ambito del Salone "Dal dire al Fare".
(Adnkronos)

SUSTAINABILITY - Il gigante cartario e l'impatto sul clima

Nel disperato tentativo di far passare per "verdi" le proprie operazioni distruttive nelle foreste indonesiane, il gigante cartario Asia Pulp & Paper (APP) contraddice sé stessa, e finisce con l'ammettere di avere un impatto devastante sul clima globale.

Nel 2007 la APP aveva presentato un rapporto sulla carbon footprint, in cui pretendeva che le attività dell'impresa fossero a emissioni zero, sostenendo che le proprie piantagioni di acacia in Indonesia catturassero carbonio dall'atmosfera. In questo modo l'impresa vantava un'impronta di carbonio più bassa di tutte le altre imprese cartarie.
Nel maggio 2008, in risposta alle iniziative di Terra!, la APP inviava ai clienti una "dichiarazione aperta" in cui confermava gli stessi dati. In settembre la APP ha commissionato una verifica "indipendente" alla ITS Global (Global Strategies International Trade), una verifica sulle accuse di deforestazione, che negava nuovamente la deforestazione e l'impatto climatico della APP.

A sorpresa, oggi la APP ha annunciato la firma di un accordo con la Carbon Conservation, un broker del carbonio con sede a Singapore. La APP si impegna a non convertire in piantagione la concessione della PT. Putra Riau Perkasa (PRP), nella penisola di Kampar a Sumatra. In cambio riceverà un pagamento per il servizio di sequestro del carbonio, che il broker potrà rivendere a imprese estere (si parla di milioni di dollari, nell'ambito dello schema REDD-Plus). Secondo la stessa APP, proteggendo 15.000 ettari di foresta torbiera, potrebbe evitare le emissioni di milioni di tonnellate di anidride carbonica nel corso dei 33 anni dell'accordo.

In questo modo però la APP ammette l'impatto climatico delle proprie piantagioni. Negli ultimi anni, la APP ha convertito un milione di ettari di foresta pluviale in piantagioni di acacia, e molte di queste si trovavano su ruoli ricchi di torba. Oramai il 75 per cento delle nuove piantagioni della APP nelle provincie di Riau e Jambi, si trova in torbiere. Mentre la APP vanta di proteggere i 15.000 ettari di foreste torbiere, continua la conversione delle torbiere circostanti nella penisola di Kampar, e a negarne l'impatto climatico.

"Delle due l'una - ha commentato Sergio Baffoni, di Terra! - le piantagioni della APP sono davvero a impatto zero, e allora i fondi intascati con la Carbon Conservation sono un furto. Oppure la conversione delle foreste torbiere rilascia da parte della APP rilascia fino a 300 tonnellate di CO2 per ettaro. E allora la APP è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico globale.

Nel frattempo, il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), che certo non brilla per eccessivo ecologismo, ha minacciato il gruppo Sinar Mas di espulsione, a causa delle "gravi non conformità con il Codice di condotta dell'RSPO"
Anche Burger King pubblicamente annullato i propri contratti di fornitura di olio di palma da Sinar Mas, a causa delle "fondate preoccupazioni su alcune delle pratiche di sostenibilità nella produzione di olio di palma da parte della Sinar Mas, e sul loro impatto sulla foresta pluviale [...] Come risultato, abbiamo deciso che non sarà più acquisto di olio di palma dalla Sinar Mas o le sue controllate ". Anche altre imprese hanno annullato i propri contratti con il gruppo Sinar Mas, a cominciare da Kraft, Nestlé e Unilever.

Lo scorso luglio, 40 associazioni ambientaliste europee avevano scritto al mondo della carta chiedendo di non acquistare dal colosso sino-indonesiano Asia Pulp Paper (APP), lettera poi rilanciata in Italia da Terra!, WWF e Greenpeace. La APP (principale gruppo cartario indonesiano) e il sistema di imprese che la riforniscono di fibre, sono indicate come la principale causa singola di distruzione della foresta pluviale di Sumatra, che ha ormai portato all'orlo dell'estinzione l'orango, la tigre e l'elefante di Sumatra. Secondo le 40 associazioni, le attività della APP minacciano inoltre i mezzi di sussistenza e i diritti delle comunità forestali e dei popoli indigeni dell'area.
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